giovedì, gennaio 10, 2008

Blog: il caso Grillo

Sto seguendo un dibattito sul blog di Mantellini, che sembra avallare la teoria che ho esposto ieri sui registri comunicativi dei blog.
Leggendo "l'intervista mai fatta a Beppe Grillo", emerge con chiarezza la funzione "monologhista" - secondo la definizione del famoso blogger - di questa tipologia di siti: l'identità dell'emittente non muta e il registro comunicativo adottato, non cambia in funzione dei commenti dei lettori.
Il contenuto può adattarsi alle aspettative del "pubblico" allo scopo di ottenere consensi, ma lo stile dell'autore, no.

E ora un commento sull'episodio riferito dal giornalista:
Grillo ha fatto un grande scalpore mediatico e deve mantenere quello che ha conquistato.
Per non perdere il consenso sin qui ottenuto, deve fare molta attenzione a quello che dice e con chi lo dice. E' comprensibile: non può correre il rischio di perdere punti.

Nel caso specifico, le domande preparate erano provocatorie ma pertinenti; in tema con la campagna anti giornalismo lanciata da Grillo.
E' ragionevole che un serio professionista del giornalismo - nel garantire la pubblicazione integrale dell'intervista - ponga domande attinenti le critiche a tutta la categoria. E' ragionevole che Grillo risponda per le rime.

Lui con dati alla mano, avrebbe confermato le sue dichiarazioni.
Sarebbe stata un'occasione trasparente di confronto argomentato, che avrebbe - oltretutto - allargato il suo bacino di utenza (perchè sia chiaro: il numero di lettori dell'Espresso è di gran lunga superiore al numero degli affezionati al suo blog).

Ha perso una duplice occasione:
la mancata acquisizione di nuovi lettori;
la possibilità di mostrare ai nuovi e confermare ai vecchi, credibilità e coerenza.

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